sabato 8 dicembre 2012

darei qualsiasi cosa per tornare indietro di quattro mesi, per non farmi spaventare dal lavoro dalla lingua dalla tua lontananza , impegnandomi più a curare il nostro rapporto piuttosto che quello che ci girava intorno. vorrei dimostrarti che non è stato un abbaglio quello, non è stata un oasi o un isola felice che andava alla deriva, ma era una casa su terraferma con basi solide solidissime. ma tornare indietro non si può, si può solo andare avanti. sto cercando di farmi forza, di essere sempre meno presente nella tua vita, ma spero che le nostre strade si ricongiungano perchè sei tutto quello che voglio. l'abbiamo costruito e modellato il nostro rapporto, arrivando cosi a non aver piu bisogno d'altro. ho imparato a stare bene con te e farmi bastare semplicemente la tua compagnia ogni giorno ogni sera ogni weekend. io ti amo con tutto me stesso e spero che tu sia felice con o senza me, anche se quest'ultima ipotesi mi distrugge anche solo dirla

odio

montagne russe , sbalzi di tensione
occhi perennemente lucidi
al mattino appena sveglio durante il tragitto per andare a lavoro
scrivendo una mail di lavoro o durante un uscita con gli amici
sono assente i miei occhi non recepiscono altro
che il tuo viso i nostri momenti felici
il nostro ultimo incontro l'ultimo abbraccio
la mente fa brutti scherzi e il destino si diverte a prendersi gioco di me
con colleghi siciliani o amici che passano il capodanno tra colonia e bonn
non c'è un momento che non sei nella mia mente
la quotidianità sto perdendo e questo mi fa male
vorrei esser stato presente come volevi
mi odio per tutto quello che potevo dimostrarti e non ho fatto
mi odio per quello che ho sempre avuto dentro e non te l'ho mostrato
mi odio perchè sei sempre stata la persona più importante
e me ne rendevo conto non solo dai momenti belli
ma anche dalle discussioni e dalle litigate
ogni volta che questo succedeva mi cambiava la giornata
mi buttava giù mi innervosiva e non vedevo l'ora di vederti
per sistemare le cose
mi dispiace non essere perfetto ma so che non è questo che ci ha disuniti
bensi tutto il resto
probabilmente non hai mai visto la mia dolcezza
e ve nè tanta
ma tu non la conosci
non hai mai avuto modo di provare il mio lato romantico
mi odio perchè bastava cosi poco per farti capire che c'ero
che ero presente
la vita mi ha buttato giù questo ultimo periodo
anche io ero atterrito dal lavoro dalle difficoltà
e mi sono demoralizzato
e mi ha cambiato modo di essere per un lungo periodo
e di questo mi dispiace
ma soprattutto dovevo tenere stretta la persona che amavo
e dovevo dirglielo giorno per giorno attimo dopo attimo
per farle capire che per me non c'era niente di più importante
si sarebbe tutto risolto con lei
ma non l'ho fatto

condividere

la felicità è vera quando è condivisa
e proprio cosi è stato fino ad ora
nonostante i momenti brutti.
la felicità era la tua presenza,
una sigaretta divisa,
la richiesta solita di dividere una tazzina di caffe.
era un buongiorno dato ogni mattina anche se non era necessario
perchè ero sveglio già da un po
era conoscere la quotidianità
scorrere le pagine di un libro
scriverlo insieme mano a mano
affrontare le paure e discorsi importanti
poi un blackout ha fatto si che tutto questo
si interrompesse
la consapevolezza di non aver dimostrato tutto ciò che ero dentro
non dire ogni giorno ciò che avevo dentro
non dire ogni giorno che la amavo come mai avevo amato
che mai nessuna è stata un punto di riferimento nella mia vita
che era bellissima con il cappotto bianco
che era bellissima quando si spogliava
che adoravo il suo seno
che il suo senso dell'umorismo leniva i miei dispiaceri
che riusciva ad entrarmi nelle vene
come una trasfusione di sangue ad un paziente in fin di vita
giornate dure che poi si sarebbero trasformate in miele la sera
perchè c'eri tu
mi dispiace non averti mai reso partecipe di tutto questo
mi dispiace aver perso la persona che era il mio pilastro
il pilastro dei miei giorni
andava male tutto ma c'eri tu
e questo mi dava la forza
non era egoismo il mio
ma paura di aprirmi
e non so perchè mai
io ero tuo e di nessun altra
il mio cuore ha sempre cercato te
ora
quella condivisione è andata perduta forse
ma in me vive
arde ogni giorno sempre di più
e forse in te
invece va scemando ogni giorno di più
ma se ci fosse anche solo
una scintilla che facesse scattare un incendio
io spero che infiammi il tuo cuore.
se cosi non fosse
io rimarrò nonostante tutto qui
la lezione mi è servita
ho capito i miei errori
ho capito come trattare la mia donna
ho capito quanto la presenza conti
e non solo il sentimento
mi dispiace 
Amo l'amore che si distribuisce
in baci,letto e pane.

Amore che può essere eterno
e può essere fugace.

Amore che vuol liberarsi
per tornare ad amare.

Amore divinizzato che s'avvicina
Amore divinizzato che se ne va.

Più non s'incanteranno i miei occhi nei tuoi occhi,
più non s'addolcirà vicino a te il mio dolore.

Ma dove andrò porterò il tuo sguardo
e dove camminerai porterai il mio dolore.

Fui tuo, fosti mia. Che più? Insieme facemmo
un angolo nella strada dove l'amore passò.

Fui tuo, fosti mia. Sono triste; ma sempre sono triste.
Vengo dalle tue braccia. Non so dove vado.
 

venerdì 7 dicembre 2012

stop motion




Si è insieme sempre quando ci si incontra nei pensieri
La persona giusta è un premio,non un regalo.Quando le forze dell'universo sembrano cospirare contro di noi, non lo fanno per dissuaderci dall'obiettivo, ma per renderci consapevoli della sua importanza

mercoledì 5 dicembre 2012

Orfeo ed Euridice



Di lì, avvolto nel suo mantello dorato, se ne andò Imeneo
per l’etere infinito, dirigendosi verso la terra
dei Cìconi, dove la voce di Orfeo lo invocava invano.
Invano, sì, perché il dio venne, ma senza le parole di rito,
senza letizia in volto, senza presagi propizi.
Persino la fiaccola che impugnava sprigionò soltanto fumo,
provocando lacrime, e, per quanto agitata, non levò mai fiamme.
Presagio infausto di peggiore evento: la giovane sposa,
mentre tra i prati vagava in compagnia d’uno stuolo
di Naiadi, morì, morsa al tallone da un serpente.
A lungo sotto la volta del cielo la pianse il poeta
del Ròdope, ma per saggiare anche il mondo dei morti,
non esitò a scendere sino allo Stige per la porta del Tènaro:
tra folle irreali, tra fantasmi di defunti onorati, giunse
alla presenza di Persefone e del signore che regge
lo squallido regno dei morti. Intonando al canto le corde
della lira, così disse: «O dei, che vivete nel mondo degl’Inferi,
dove noi tutti, esseri mortali, dobbiamo finire,
se è lecito e consentite che dica il vero, senza i sotterfugi
di un parlare ambiguo, io qui non sono sceso per visitare
le tenebre del Tartaro o per stringere in catene le tre gole,
irte di serpenti, del mostro che discende da Medusa.
Causa del viaggio è mia moglie: una vipera, che aveva calpestato,
in corpo le iniettò un veleno, che la vita in fiore le ha reciso.
Avrei voluto poter sopportare, e non nego di aver tentato:
ha vinto Amore! Lassù, sulla terra, è un dio ben noto questo;
se lo sia anche qui, non so, ma almeno io lo spero:
se non è inventata la novella di quell’antico rapimento,
anche voi foste uniti da Amore. Per questi luoghi paurosi,
per questo immane abisso, per i silenzi di questo immenso regno,
vi prego, ritessete il destino anzitempo infranto di Euridice!
Tutto vi dobbiamo, e dopo un breve soggiorno in terra,
presto o tardi tutti precipitiamo in quest’unico luogo.
Qui tutti noi siamo diretti; questa è l’ultima dimora, e qui
sugli esseri umani il vostro dominio non avrà mai fine.
Anche Euridice sarà vostra, quando sino in fondo avrà compiuto
il tempo che gli spetta: in pegno ve la chiedo, non in dono.
Se poi per lei tale grazia mi nega il fato, questo è certo:
io non me ne andrò: della morte d’entrambi godrete!».
Mentre così si esprimeva, accompagnato dal suono della lira,
le anime esangui piangevano; Tantalo tralasciò d’afferrare
l’acqua che gli sfuggiva, la ruota d’Issìone s’arrestò stupita,
gli avvoltoi più non rosero il fegato a Tizio, deposero l’urna
le nipoti di Belo e tu, Sisifo, sedesti sul tuo macigno.
Si dice che alle Furie, commosse dal canto, per la prima volta
si bagnassero allora di lacrime le guance. Né ebbero cuore,
regina e re degli abissi, di opporre un rifiuto alla sua preghiera,
e chiamarono Euridice. Tra le ombre appena giunte si trovava,
e venne avanti con passo reso lento dalla ferita.
Orfeo del Ròdope, prendendola per mano, ricevette l’ordine
di non volgere indietro lo sguardo, finché non fosse uscito
dalle valli dell’Averno; vano, se no, sarebbe stato il dono.
In un silenzio di tomba s’inerpicano su per un sentiero
scosceso, buio, immerso in una nebbia impenetrabile.
E ormai non erano lontani dalla superficie della terra,
quando, nel timore che lei non lo seguisse, ansioso di guardarla,
l’innamorato Orfeo si volse: sùbito lei svanì nell’Averno;
cercò, sì, tendendo le braccia, d’afferrarlo ed essere afferrata,
ma null’altro strinse, ahimè, che l’aria sfuggente.
Morendo di nuovo non ebbe per Orfeo parole di rimprovero
(di cosa avrebbe dovuto lamentarsi, se non d’essere amata?);
per l’ultima volta gli disse ‘addio’, un addio che alle sue orecchie
giunse appena, e ripiombò nell’abisso dal quale saliva.
Rimase impietrito Orfeo per la doppia morte della moglie,
così come colui che fu terrorizzato nel vedere Cerbero
con la testa di mezzo incatenata, e il cui terrore non cessò
finché dall’avita natura il suo corpo non fu mutato in pietra;
o come Oleno che si addossò la colpa e volle
passare per reo; o te, sventurata Letea, troppo innamorata
della tua bellezza: cuori indivisi un tempo nell’amore,
ora soltanto rocce che si ergono tra i ruscelli dell’Ida.
Invano Orfeo scongiurò Caronte di traghettarlo un’altra volta:
il nocchiero lo scacciò. Per sette giorni rimase lì
accasciato sulla riva, senza toccare alcun dono di Cerere:
dolore, angoscia e lacrime furono il suo unico cibo.
Poi, dopo aver maledetto la crudeltà dei numi dell’Averno,
si ritirò sull’alto Ròdope e sull’Emo battuto dai venti.

[Ovidio, Metamorfosi]

lunedì 3 dicembre 2012

no other way


Work my days for you
because I love you girl, I don't want you             
I need you
And I cant see no other way

vuoto e freddo

immobile
inerme
senza forze
senza più motivazioni
sguardo fisso nel vuoto
anche gli occhi hanno perso la luce
anche le idee
i programmi
iniziavano a svanire
proprio come in quel film
dove dalla mente della persona
iniziavano a svanire i ricordi
iniziava la cancellazione
mi ritrovo qui
e penso comè stato possibile tutto questo
perchè tutto questo

perchè ci siamo fatti
e perchè
NOI
ci stiamo facendo del male

sabato 1 dicembre 2012

un porto, un viaggiatore, una nave, e poi...niente altro

 







 fu così


che i preparativi per il grande viaggio si fecero serrati
il piccolo porticciolo
era pronto per dare il via
all'avventura più entusiasmante del viaggiatore
le grandi ambizioni entravano con irruenza nella sua vita
togliendo spazio a tutto ciò che egli era prima e c'era prima
la battaglia interiore che lo portò a prendere la decisione
fu lunga
estrema
e decisamente controversa
egli stesso sapeva che una parte del suo cuore lo avrebbe lasciato li
non lo avrebbe portato con sè
non più ormai
non c'era più tempo
per pensare
per essere sentimentali
bisognava essere forti
imporsi di essere forti
bisognava essere fermi e decisi
e che niente e nessuno lo avrebbe distolto dal grande viaggio
che riteneva fosse la sua unica ancora di salvezza
così facendo
preparava le provviste da portare
rinforzava le cime
cuciva e tagliava le vele
puliva e manuteneva con dedizione giornalmente la sua barca
che sarebbe stata il suo mezzo
la sua compagna di viaggio per quella grande avventura
che non poteva trovare spazio
per nessun altro
era una barca piccola ma resistente
in cuor suo
tempo addietro
quando aveva appena programmato
di salpare verso mete ignote e meravigliose
aveva pensato a portare con se
le cose più care
quelle che gli avrebbero fatto compagnia e dato calore durante il suo percorso
ma dopo attente analisi
prese la decisione più importante della sua vita
sapeva che quello
quel percorso
era fondamentale per lui
e che qualsiasi oggetto
materialmente in esubero
avrebbe reso il suo viaggio critico e instabile
perchè sapeva che la barca
anche se resistente
era semplicemente
una barca molto piccola
troppo piccola
che non avrebbe retto
e questo non lo avrebbe mai permesso
non avrebbe mai permesso di rovinare
il suo grande obiettivo
da disavventure di qualsiasi entità
soltanto per portare delle cose
che erano inutili
che ora trovava inutili
o che comunque potevano essere semplicemente lasciate li
alla sua vecchia casa diroccata
a cui non diede più amore
da tempo non lo faceva ormai
a cui aveva permesso
che si deteriorasse
perchè aveva altri obiettivi
ci si dedicò solo poche volte prima di salpare
perchè sentiva che quello era il modo migliore
per abituarsi
e per rendersi conto davvero di ciò che stesse facendo
niente paure
non doveva averle
doveva avere fermezza
e non fermarsi
non indugiare
qualsiasi esitazione sarebbe stata letale
quel viaggio era quanto di più desiderato ci fosse nella vita del viaggiatore
e anche se tutto questo gli causava grande dolore
iniziò a pensare
a cosa lasciare e a cosa tenere
sapeva che gli affetti
anche quelli
li avrebbe lasciato lì
forse anche il suo grande amore
si anche quello
non poteva partecipare
lui ora
non poteva dare spazio all'amore
non più
non più perchè in quel momento
il suo cuore
tutto il suo cuore
era invaso
inebriato
di sentimenti
di pensieri
di obiettivi
di dolci fantasie
di sensazioni
tutte completamente dedicate
a se stesso
al viaggio
non vi era spazio nel suo cuore
seppur grande
che per il suo obiettivo
anche se questo
avesse voluto dire
addio
o nel migliore dei casi un ciao a lunga scadenza
questa ormai era la sua volontà
e il suo viaggio ormai improcrastinabile

l'amore
atrofizzato dal dolore
mentre lo vedeva allontanarsi
si accasciò sul piccolo porticciolo
e pianse
con i suoi occhi che urlavano
buon viaggio vita mia





martedì 27 novembre 2012

bookends (?)

Time it was, and what a time it was, it was
A time of innocence, a time of confidences
Long ago, it must be, I have a photograph
Preserve your memories, they're all that's left you


giovedì 22 novembre 2012

Powerless

tento
in tutti i modi
con tutto me stesso
perseverando nelle scelte
che inevitabilmente
sono forzate
forzate dall'evolversi degli eventi
scelte che
vanno in controtendeza
coi nostri bisogni
con le nostre necessità
sto provando a spostarti
dai cassetti dei pensieri
ma riappari
da quelli dell'immaginazione
chiudo anche quelli
ma ritorni
inesorabilmente
negli angoli piu remoti
attraverso le recriminazioni
attraverso i progetti
passati e futuri
sei il mio presente
che più remoto di cosi
non è mai stato
sei il mio dolore
e il mio senso di fallimento
davanti a me
ho solo i tuoi occhi
rosso fuoco
per le lacrime spese
lucidi
come uno specchio
e spenti verso di me
come mai ho visto
come mai avrei voluto vedere
di cento passi avanti
che magari riesco a fare
altrettanti
se non di più
ne faccio indietro
perchè non posso
non riesco
non voglio
perdere te
luce dei giorni miei
passati
e tutt'ora presenti
ma che
in qualche modo
futuri
forse
non lo saranno mai più

Oblivion

forse cosi
si costruisce un nuovo futuro
azzerando se stessi
azzerando i ricordi
quelli brutti per lo meno
togliere quel vuoto
generato dalle insoddisfazioni
dalla tristezza
cercando di trovare la forza
in qualche modo
in qualche dove
in qualche cosa
che ci tenga impegnati
che ci possa dire
sei vivo
la mente viaggia
il cuore batte
ed entrambi procedono a ritmo alternato
a volte concorrono
a volte no
alternando cosi gli stati d'animo
ma tutto questo
può solo generare
grande sconforto
per tutto ciò che c'è
che c'è stato
che ci poteva essere

mercoledì 21 novembre 2012

Sono placide le ore che noi perdiamo
se nel perderle,
come in un vaso,
mettiamo fiori

[J. Saramago]

Occasioni

…vorrei che mettessimo più attenzione in ciò che facciamo. E’ solo una parte, una minima parte, di quello che abbiamo a disposizione. Bisogna tenersi per mano… essere più generosi… ma la generosità non è aiutare gli altri, essere pazienti… è costruire occasioni per le emozioni… vorrei che mi aiutaste tutti a capire questa piccola verità… occasioni per le emozioni.
Scrivevo queste righe in un romanzo, tanti, tanti anni fa. Il principio mi è molto caro, direi forse che è uno dei miei temi centrali. Almeno quando parliamo sinceramente, profondamente, della vita. La nostra.
Quante volte abbiamo ideato, promosso, progettato qualcosa che coinvolga gli altri? Quante volte abbiamo lavorato perché qualcosa, alla fine, facesse riflettere, comprendere, emozionare i nostri amici? Quante volte abbiamo cucinato per loro? Quante volte abbiamo pensato di presentare a qualcuno i nostri migliori amici, spendendoci per far tornare agende e occasioni? Quante volte un viaggio di alcune persone è avvenuto grazie a noi, o un progetto ha preso corpo per sviluppare una nostra buona idea? Quante volte il nostro sangue pompava per la fatica, il ragionamento, l’impegno necessario a costruire queste “occasioni” per noi e per altri?
Quante volte abbiamo dovuto combattere la quotidiana battaglia dei generosi, quella tra dare energia e domare le aspettative?
Sulla vita, l’analisi che facciamo è troppo superficiale, generalmente. Oppure è riservata a pezzi isolati della nostra storia. Di generosità, almeno in questi termini, non parliamo mai. Consideriamo del tutto normale non fare mai una festa in cui coinvolgere le persone che amiamo; o fare i nostri percorsi seguendo l’unico faro dell’opportunità, di ciò che ci interessa, ci fa bene, intersecando il cammino degli altri solo se capita; oppure partecipiamo, andiamo, quando la politica, la religione, l’associazionismo ci invita, o anche, semplicemente, i nostri amici, e ci sentiamo anche appagati, magari. “Oh, io ci sono andato, eh?! Lui mi ha invitato ma io c’ero!” Troppo poco. Una prestazione che considero mediocre, parziale, insufficiente. Non siamo enzimi di niente, così.
Chi pensa e fa, si spende. Consuma energia. E lo fa per sé, sia chiaro: c’è gente che se non progetta muore. Però quest’azione genera opportunità, di cui anche noi godiamo. Pezzi di vita buona, che senza quel tale non ci sarebbe stata. Farà poi lui i conti con le sue motivazioni, e se lo fa onestamente o meno, non ci deve riguardare. Ma noi abbiamo conosciuto persone, grazie a lui, vissuto luoghi e momenti, sentito, imparato, respirato altra aria, masticato buona vita. Quanti hanno fatto lo stesso grazie noi? Una festa riesce per chi la organizza e per chi ci va, ma cosa determina per primo l’altra possibilità: pensarla o partecipare? Analizzando il nostro mondo, magari con l’idea di cambiare il nostro destino, dovremmo passare al vaglio quello che siamo… anche attraverso questo filtro.
Punto molto importante. Questa società mi piace poco anche perché è pervasa dall’opportunismo. I gesti che mi favoriscono, che mi aiutano, che mi fanno godere, finiscono con l’essere, troppo spesso, la ricaduta casuale di un processo che non è nato per me. Una briciola che cade da altri tavoli, un effetto collaterale di azioni che convenivano ad altri, e che solo per caso hanno raggiunto anche me. Quante volte qualcuno ha fatto qualcosa esattamente per me, perché io fossi felice, provassi piacere? E quante volte quelle cose le ho fatte io?
Devo ricordarmi di associare la generosità alle mie liste delle cose da fare e da non dimenticare. Ad esempio quando mi chiedo che vita faccio, che impatto ha su di me, quali scelte devo mettere in atto per migliorarla. Domandarmi questo non basta. Non vorrei finire con l’essere uno che parla e non ascolta, che chiede e non dà, che gode dell’invito ma non invita, che mangia volentieri ma si dimentica di cucinare, che giudica chi fa come un “narcisista” ma poi non giudica se stesso come uno stitico relazionale, quale forse spesso siamo. Non vorrei accorgermi che mi occupo di volontariato e poi non costruisco un’occasione per le emozioni del mio migliore amico.
Se è per farsi dire “bravo”, “grazie”, che facciamo cose che non si dimenticano, che ci arricchiscono, che allontanano per qualche ora il senso della morte, ben vengano allora l’ambizione e il narcisismo. Modi per produrre affetto, forse. E che male c’è? Forse è meglio chi non ne ha bisogno e, infatti, si dimentica di fare qualcosa per gli altri?

[Occasioni - http://www.simoneperotti.com/wp/ ]

martedì 20 novembre 2012


manchi

fatale è l'assenza insieme al desiderio

martedì 17 luglio 2012

Sickness

la mancanza di certo la sentirò .
la consapevolezza si presentava
come lungo la discesa di una scala,
sguardo dritto , freddo , perso
pensieri volanti che portavano a violenti flashback.
Folate di emozioni ripercorrevano una intera fase di un percorso
come una carezza sul viso che scalda il cuore
ma che allo stesso tempo rabbrividisce
questo è ciò che ha palesato quella porta chiusa dopo un ciao
che spero sia solo estivo
e non prosegua per successive stagioni

lunedì 9 aprile 2012

ode all'amico

difetti congeniti,
che col tempo cerchiamo di affievolire.

Ma seppur con tanto impegno
e pur con auto imposizioni,
riescono fuori a volte.

Certo che la voglia di elevarsi
a un qualcosa di migliore
c'è sempre,
cercando di imparare dai propri errori,
che poi son sempre gli stessi,
cercando di crescere
e pur avendo consapevolezza che
non vorremmo passasse mai il tempo.

Quel tempo fatto di ricordi,
di momenti,
di attimi che fanno parte di noi,
quelle sensazioni che sempre ci porteremo dietro
accogliendo il nuovo ,
ma lasciandoci dentro
come una fortezza,
per una sicurezza interiore,
ciò che ci ha fatto crescere,
migliorare.

Quel che a volte ci ha fatto tirare il peggio
o che a sua volta ci ha dato schiaffi,
amicizie che rimangono dentro
ricordi che scorrono nelle vene
persone che circolano
a moto perpetuo attorno a noi
come angeli custodi
e sappiamo che in qualche modo non andranno mai via

cosi
come non può esservi
cielo stellato senza il calare del sole
cosi
come non potremmo mai
dissetarci senza aver patito il bisogno dell' acqua
cosi non potremmo mai renderci conto
di quanto valgano queste persone
senza che almeno una volta
entrambi si siano feriti